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Dopo il lockdown: perché adottare il digitale




Mai come negli ultimi mesi l’universo digitale ha dimostrato tutta la sua importanza. Il recente lockdown da coronavirus ha spinto anche i più restii ad affidarsi alla rete, tra chi semplicemente se ne è avvalso per ricercare servizi aperti nella propria zona oppure chi ha deciso di convertirsi all’acquisto online. E con lo spettro di nuove e future limitazioni, è necessario agire per tempo: oggi non si può più rinunciare a una strategia digitale.

Il lockdown ha generato nuove abitudini
La prima evidenza del cambiamento in atto è data proprio dal lockdown che tutti, seppur con tempistiche e misure diverse, hanno vissuto nei vari Paesi d’Europa. I cittadini si sono ritrovati a dover rimanere per la gran parte del loro tempo all’interno delle proprie abitazioni, fatta eccezione per le commissioni urgenti e inderogabili, e così sono state scardinate tutte le routine quotidiane. Nell’impossibilità di raggiungere fisicamente un negozio o di accedere a un servizio, gli utenti si sono affidati in massa alla rete, a ritmi mai visti prima d’oggi.

A confermarlo sono gli stessi motori di ricerca, in particolare Google, i quali hanno registrato incrementi percentuali a tre cifre nell’utilizzo dei loro prodotti. Oltre alla ricerca di informazioni sulla pandemia in corso, la gran parte degli utenti ha iniziato a sfruttare la rete per individuare servizi e attività raggiungibili nella propria zona, possibilmente a piedi così da non dover imbattersi nel labirinto delle limitazioni agli spostamenti su ruote. Allo stesso tempo, moltissime persone si sono convertite definitivamente all’acquisto online, abbandonando tutte le remore accumulate nel corso degli anni. Basti pensare come colossi dello shopping come Amazon ed eBay abbiano visto sensibilmente incrementare il loro market share proprio durante la pandemia. E i supermercati attrezzati per la spesa online e la home delivery sono stati letteralmente presi d’assalto, tanto che nel pieno della quarantena i loro siti risultavano perennemente intasati: gli slot di consegna andavano esauriti in pochissimi istanti.
Terminato il lockdown, e concessa nuovamente la possibilità di spostarsi, le routine degli utenti non sono tuttavia tornate ai livelli pre-pandemia. L’esperienza in quarantena ha infatti generato nuove abitudini digitali, tanto che una fetta consistente di utenti ha deciso di non fare marcia indietro. Fatta eccezione per le generazioni più giovani, in particolare i Millennial e i nativi digitali già ben abituati a fruire di prodotti e servizi in Rete, la gran parte della popolazione ha improvvisamente scoperto la comodità del web. Molti hanno abbattuto definitivamente quel muro di ritrosia che li rendeva diffidenti sullo shopping online, altri si sono accorti della possibilità di approfittare di prezzi più vantaggiosi rispetto alla vendita in negozio, altri ancora procedono con cautela per il timore di un contagio e continuano a sfruttare la Rete esattamente come accadeva nel picco pandemico. E anche fra chi è tornato all’interazione fisica in negozio, il digitale si è definitivamente consolidato come irrinunciabile aiutante per trovare offerte innovative in zona, ricevere assistenza istantanea, comparare prodotti, scovare consigli e molto altro ancora.

Il lockdown ha cambiato lo stile dei consumi
Non solo nuove abitudini, il lockdown ha anche giocoforza cambiato lo stile dei consumi. È vero che i cittadini si sono sempre più rivolti all’online per esaudire le loro necessità, ma contemporaneamente è cambiata la tipologia di acquisti. I trend degli ultimi mesi, ad esempio, mostrano un incremento sostanziale nella ricerca di beni di prima necessità in rete, mentre sono calati fortemente prodotti e servizi secondari, probabilmente poiché poco accessibili durante la quarantena. In linea generale, si sono osservate queste tendenze, alcune delle quali contrapposte:
- Riduzione del surplus: il lockdown ha portato a un aumento dei consumi digitali, tuttavia per la gran parte incentrati su beni e servizi irrinunciabili, come l’alimentazione e la salute.
La precarietà del momento, e anche le difficoltà lavorative per moltissimi cittadini, hanno costretto a una rinuncia ai beni non immediatamente necessari;
- Prodotti di qualità: nonostante le ristrettezze da quarantena, il trend di questi mesi mostra un maggiore interesse nei confronti di beni e servizi di elevata qualità, anche di lusso. Può sembrare un controsenso rispetto alla riduzione del surplus rilevata nel punto precedente, tuttavia vi è una ragione ben più che concreta a questa tendenza. Investire su un prodotto costoso garantisce la possibilità di fruirne per lungo tempo, evitando quindi spese ripetute in itinere;
- Consumo consapevole: mai come durante il lockdown sono aumentate le ricerche online relative a prodotti e servizi sostenibili anche dal punto di vista ambientale, forse perché molti hanno associato alla pandemia le condizioni difficili in cui versa il Pianeta. E così sempre più utenti si sono dimostrati ben felici di pagare prezzi più alti per imballaggi riciclabili, per prodotti privi di involucri in plastica, per materiali di recupero e per servizi locali e a basse emissioni. L’esempio più eclatante delle ultime settimane è quello del settore automotive: durante il lockdown è stata incredibile l’ascesa del settore della mobilità elettrica, con un boom nella richiesta di auto a emissioni zero o mezzi alternativi come scooter, biciclette e monopattini. Complici anche i bonus stanziati da vari stati europei, l’acquisto di questi strumenti verdi sta raggiungendo traguardi record.

Dal lockdown a una nuova strategia digitale
Uno dei paradigmi validi per qualsiasi tipo di business, soprattutto allo scopo di aumentare clientela e giro d’affari, è “farsi trovare”. Una legge inviolabile anche e soprattutto nell’universo digitale e non solo data la pandemia in corso. Come già visto, la gran parte delle abitudini online acquisite durante la quarantena si sono consolidate fra gli utenti, di conseguenza tutte le attività necessitano di un’adeguata presenza sul web. Ancora, gli esiti della pandemia stessa sono ancora incerti e non si può escludere che in futuro vi sia un altro lockdown o, comunque, delle più rigide limitazioni agli spostamenti.
Indipendentemente dalla grandezza del proprio business, e della tipologia del target che si vuole raggiungere - una clientela locale oppure più estesa - non si può più rimandare una solida strategia digitale.

Abbracciare le nuove tecnologie, e affidarsi ai professionisti di settore, è infatti importante su più fronti:
Come canale di comunicazione e promozione: il digitale è oggi il canale più efficace per entrare in diretto contatto con il proprio target, fidelizzandolo nel tempo. La presenza online - avvenga con un sito proprietario oppure approfittando delle piattaforme social - permette di comunicare in modo efficiente la tipologia dei servizi e dei prodotti offerti, fornire assistenza, annunciare novità di catalogo e molto altro ancora. E grazie a campagne di web marketing mirate, si potrà raggiungere un bacino di utenti impossibile da individuare con una comunicazione pubblicitaria più canonica, anche allargando l’orizzonte del proprio business oltre ai limiti geografici del proprio quartiere o del proprio comune;
Come tecnologia abilitante: il digitale è inoltre utile per rendere accessibile un universo di possibilità che, pur non rappresentando il core del proprio business, possono contribuire ad alimentarlo. Si pensi al salone di bellezza, ad esempio, che utilizza piattaforme di videosharing come YouTube per offrire consigli su trattamenti o piccoli tutorial da riprodurre a casa. L’utente si ritroverà progressivamente legato e appassionato al marchio e, dopo aver appurato l’efficacia dei consigli ricevuti, deciderà di avvalersi dei prodotti e dei servizi offerti dal salone. Ancora, online si trovano moltissime piattaforme che permettono alle piccole realtà imprenditoriali di realizzare progetti che non avrebbero modo di imbastire da zero. Si pensi ai ristoranti che, avvalendosi di app già note e consolidate, possono iniziare a fornire l’opzione di delivery senza dover investire ingenti capitali in piattaforme proprietarie
   
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